Clamoroso Sequestro

                              

 Toto non aveva mai pensato circa la signora morte. Gli sembrava qualcosa di alieno e accidentale.

 Egli era robusto, equipaggiato con quella serenita' che da' gioia nell'essere vivi e che a volte causa tanti

 pensieri cattivi, tutti pensieri fatali alla vita, ma che lui riusciva a farli sparire rapidamente, lasciando il

suo organismo intatto. Le ferite fisiche guarivano velocemente, e le ferite alla sua anima

 scomparivano immediatamente.  Toto riusci'a mantenere in tutti i suoi atti, dentro i pochi piaceri e nelle sue

 preparazioni criminose, la stessa contentezza e tranquilla gravita': tutto nella vita era felice, ogni cosa era

 importante, degna di essere fatta bene. Infatti Toto faceva tutto molto bene ed era anche un'ottimo pistolero.

Era fedele nell'amicizia e nell'amore, e con confidenza credeva molto nella "parola d'onore ". 

 Toto aveva un'unico difetto: egli si credeva un buon cantante, mentre cantava atrocemente e si arrabbiava

quando gli amici si facevano beffe del suo bel canto. Non pensava proprio alla morte, non aveva paura della morte,

 lui amava la vita!      Dopo il suo arresto Toto ebbe un momento di tristezza; il suo piano criminoso era crollato.

 La paura di una  vita in galera ed il pensiero della morte mentre era in cella solitaria incominciarono  a palesarsi nella

 sua mente fino allora sempre allegra e contenta. "E' possibile che Io abbia paura?", penso' Toto con stupore.

 non era lui ad aver paura; il suo corpo ancora giovane, robusto e vigoroso era quello ad aver paura della morte.

 Specialmente al mattino, dopo una notte di sonno profondo, questa atroce paura appariva per poi ingrandirsi nella

sua mente, esattamente al momento quando lui era particolarmente conscio della sua forza fisica e la sua gioia

 per la vita. Capi' cosa gli stava succedendo e disse a se stesso, "Tu sei stupido, amico mio! Per far morire il corpo

 velocemente, dovresti indebolirlo invece di fortificarlo!". Provo' a mangiare poco per indebolire il suo corpo ma

 nonostante la mancanza di aria pura e di esercizio fisico, il suo appetito rimase eccellente. Toto non riusci' a dimagrire

e mangio' tutto il cibo che gli veniva servito. Cerco' di buttare quasi tutto il cibo nel gabinetto prima di sedersi al

 tavolino e con questo metodo ebbe piu' successo nel suo proponimento di digiunare.

 Purtroppo il suo corpo si aggiusto' a questo nuovo regime e la paura della morte apparve nuovamente,

non in forma cosi' acuta ma come una vaga sensazione di nausea, troppo forte da controllare.

 Per non pensarci cerco' di dormire il piu' possibile. All'inizio riusci' a dormire a lungo, poi subentro' l'insonnia

 accompagnata con pensieri ossessionanti che lo mantenevano sempre nervoso. Quando finalmente capi'

chiaramente che ormai per lui tutto era finito, che aveva solo poche ore prima dell'interrogatorio, rabbrividi'

 stranamente. Gli sembrava come se lo avessero messo tutto nudo in quella cella. Non solo gli avevano preso

 il vestito, ma anche il sole, l'aria, i suoni e la luce, la parola ed il potere d'azione. La morte non era ancora

 arrivata ma la vita gli sembrava essere sempre piu' assente; avverti' una strana sensazione, qualcosa di

 incomprensibile ma sottile e misteriosa. Provo' a camminare nella cella, e cio' gli sembro' molto strano.

 Provo' a sedersi e rimase sorpreso  al pensiero che era riuscito a sedersi. Provo' a bere dell'acqua, e gli sembro'

 stranissimo il processo di inghiottire, e nel tenere il bicchiere in mano, a vedere le sue dita, le sue dita tremanti.

 Incomincio' a tossire, e penso',  "Com'e' curioso! Io tossisco!".  "Cosa mi succede? Sto' impazzendo?", si chiese il

 povero Toto.      Il tempo in quella cella scomparve come trasformato nello spazio, in uno spazio trasparente

 dove non c'era aria, dentro un immenso serbatoio che conteneva ogni cosa......la terra, la vita e l'umanita'!

 Toto non soffriva perche' aveva visto la morte bensi' perche' videa vita e la morte allo stesso tempo.

 Una mano sacrilega aveva alzato il sipario da dove l'eternita' aveva nascosto il mistero della vita ed il

 mistero della morte; entrambe cessarono di essere misteriose, ma erano non meno comprensibili della verita'

 scritta in una lingua straniera. Infine Toto si sedette sull'unica sedia nella sua cella e curvato sul suo lato

 destro ripete' a se stesso, "Bisogna rassegnarci!".      I carabinieri vennero a prenderlo per l'interrogazione

mentre Toto avverti' come una vertigine. Gli sembro' all'inizio come se lo portavano ad una festa, lui il personaggio

 principale. La realta' si intossico' a contatto con la paura, e la morte, accoppiata alla vita, diedero la nascita a

 misteriosi fantasmi. Al solito la camera d'interrogatorio era scura, deserta, ed inanimata. Toto disse a se stesso,

 " Spero facciano presto!". Poverino, pensava che anni prima era riuscito a farla franca quando lo avevano

 interrogato, anzi torturato per un'intera settimana nutrendolo a colpi di manganello, aceto e sale.....ora

se riusciva a resistere l'avrebbe fatta franca nuovamente.       Due mani enormi l'afferrarono e lo forzarono

 a sedere su una sedia di legno mentre altre mani in quell'oscurita' gli attaccavano i piedi e le mani.

 Incomincio'  l'interrogatorio  condotto questa volta nella caserma di Clotoseo da un giovane ed inesperto

tenente.....un gigante che incomincio' a colpire con pugni enormi lo stomaco del povero Toto. 

Meschino non fiatava, non rispondeva alle loro domande ed il tenentino perse la testa picchiando

pazzamente e selvaggiamente l'inerme prigioniero, dal dolore aveva perso i sensi.     

 Si accorsero ben presto i carabinieri che qualcosa di grave era successo perche' dalla bocca di Toto

 colava mischiato alla bava un rivolo di sangue. Impauriti da quella vista, i carabinieri portarono in macchina

il povero Toto all'ospedale di Oppino Mamertina......troppo tardi, il prigioniero spiro' prima di arrivare all'ospedale. 

      Per coprire le sevizie elargite su quell'inerme corpo, i carabinieri riuscirono a far dichiarare al dottore di

 turno che il povero toto aveva avuto un attacco di appendicite acuta e mentre i bravi carabinieri lo

 trasportavano all'ospedale, il poverino spiro'!  
                                                                                                  FINE                  Antonino