SOCRATE
Brano tratto dal romanzo "Malinconia"
(TERZA PARTE)
di
Antonino Angileri
Copyright 1995 USA

   
Elpidias, invece era tutto tremante e guardando per terra rispose, "Oh, amico mio! Se questa e' una nuova alba che sta' per sorgere, Io vorrei allora che questa tenebrosa notte durasse per sempre, perche' tutto e' silenzioso e pacifico. Non credi che il tempo e' passato tollerabilmente bene in questa istruttiva conversazione? Ora, pero' la mia anima trema come una foglia all'avvicinamento di una tempesta. Dimmi cosa vuoi, Socrate, ma di fronte a noi non ci sono figure ordinarie e conosciute in questa notte funerea", disse elpidias quasi piangente. In quel momento Zeus lancio' un fulmine sotto qu8elle cupe nuvole. Ctesippus nuovamente guardo' la vetta montagnosa, e la sua anima si congelo' dall'orrore. Le gigantesche figure degli dei dell'Olimpo erano su quella montagna in un fitto cerchio.
Un'ultimo raggio di luce scomparve tra la nebbia e le nuvole, morendo in lontananza. Una tempesta ora stava avvicinandosi, ed i poteri delle tenebre si erano rinforzati nuovamente. Cupe figure coprivano il cielo. Al centro di quel cerchio Ctesippus poteva vedere il potente figlio di Cronos.
Le figure degli altri dei piu' anziani lo circondavano con eccitamento. Come uccelli che si radunavano sul ramo a passare la notte, come spicchi di polvere soffiate dall'uragano, come foglie autunnali spazzate via dai venti boreali, un vasto numero di deita' minori stavano vicino a Zeus formando delle lunghe nuvole ed occupando l'intero spazio celeste. Quando finalmente le nuvole gradualmente discesero dalle cime montagnose giu' verso valle, regalando ed abbracciando la terra con un'orrore bestiale, Ctesippus cadde in ginocchio. Piu' tardi, ammise di aver dimenticato in quel momento terribile le deduzioni e conclusioni del suo diletto maestro Socrate. Il suo coraggio lo abbandono', ed il terrore prese possesso della sua anima. Nel terrore udi' alcune voci ma non riusciva a concentrarsi per la paura. Due voci risuonarono la' dove prima c'era un gelido silenzio, la prima era la voce dura, possente e pericolosa di Zeus mentre la seconda era la debole voce di un mortale che i venti portarono dalle cime delle montagne la' nel posto dove Ctesippus aveva lasciato Socrate. "Sei tu", disse la voce al di sopra delle nuvole, "Sei tu lo blasfemo Socrate che vuole combattere con gli dei del cielo e della terra? Una volta non c'era nessuno piu' gioioso ed immortale come noi. Adesso, per molto tempo abbiamo passato i nostri giorni in oscurita' perche' il dubbio e' calato sulla terra. Mai prima le tenebre ci avvilupparono cosi' duramente come dal tempo in cui la tua voce risuono' in Atene, la citta' che una volta abbiamo lungamente amato. Perche' non hai seguito le dottrine paterne di Sophroniscus? Il brav'uomo permise a se stesso pochissimi peccati, specialmente nella sua giovinezza e per ricompensa spesso abbiamo odorato il profumo dei suoi sacrifici.....", Socrate in quel momento lo interruppe e gli domando', "Fermati, figlio di Cronos e chiarisci i miei dubbi! Non e' forse vero che proprio tu preferisci l'ipocrisia codarda invece che la ricerca della verita'?".
A quest'ultima domanda rivolta dal filosofo, i lterreno tremo' come sotto lo shock di un forte tuono. La tempesta ormai vicina incomincio' a farsi udire nelle valli non lontane. Anche le montagne tremavano poiche' colui che aveva il trono sulle loro vette tremava anche lui tutto confuso. In quell'ansioso silenzio notturno solo distanti sospiri si potevano udire. Nelle budella della terra gli incarcerati Titani sembravano lamentarsi sotto i duri colpi inferti loro dal figlio di Cronos. "Dove sei, empio filosofo?", la voce di Zeus si fece sentire rombante come un tuono. "Io sono qui, figlio di Cronos, sempre allo stesso posto. Nulla puo' smuovermi da questo posto eccetto le tue risposte alle mie domande, ed ancora sto' aspettando sperando di udirti parlare!". Altri tuoni ruggirono in mezzo alle nuvole come i ruggiti di un'animale selvaggio quando tutto confuso si accorge che un'uomo senza paura gli e' vicino. Dopo alcuni minuti, la voce di Zeus rimbombo' nuovamente.
"Figlio di Sophroniscus! Non e' abbastanza quello che hai gia' fatto sulla terra seminando scetticismo? Perfino le nuvole del tuo dubbio arrivarono fin sull'Olimpo. Infatti, tutte le volte che con le tue arringhe sulle publiche piazze e nelle accademie, ci sembro' come se gia' avevi distrutto tutti gli altari sulla terra, e la polvere si alzava sempre piu' in alto e densa arrivo' qui da noi sull'Olimpo. Come se questo non fosse abbastanza! Proprio qui, di fronte al mio cospetto tu non vuoi riconoscere il potere di noi esseri immortali....", ma socrate impaziente, l'interruppe dicendo, "Zeus, tu sei arrabbiato e nervoso. Dimmi, chi mi ha donato il demone che parlo' alla mia anima per tutta la mia vita e mi forzo' a cercare la verita' senza alcun riposo?". Un misterioso silenzio regnava sulle nuvole, e Socrate continuo', "Non sei stato tu? Perche' rimani silenzioso? Allora se non vuoi rispondere Io esaminero' questo nuovo problema. Ci sono solo due possibilita' mio caro Zeus, circa l'inizio divino. Emana da te oppure da qualche altra deita'. Se emana da te, te lo regalo come un sacrificio ed offerta. Ti offro il frutto maturo della mia vita, la fiamma che venne in vita dalla tua scintilla divina! Vedi, figlio di Cronos, Io ho riservato il mio dono; nel profondo del mio cuore nacque la pianticella che tu avevi prima seminato. Questa pianticella e' il fuoco che ancora consuma la mia anima inquisitrice. Mi incendio' l'animo quando con le mie proprie mani ruppi il tenue filo che mi manteneva in vita. Perche' non hai accettato il mio dono? Vorresti forse che Io credessi che tu sei un povero maestro la cui vecchia e onorabile eta' gli preclude di vedere il suo alunno che obbediente segue i suoi insegnamenti? Chi sei tu che vorresti comandarmi di spegnere la fiamma che ha illuminato la mia intera vita, dal momento in cui penetro' nella mia anima con i suoi primi raggi di sacre idee? Il sole, non e' vero che dice alle stesse, 'Spegnetevi cosi' che Io possa alzarmi'. Il sole si alza e gli ultimi fievoli raggi stellari si spengono a causa della luce soalre piu' possente. Il giorno non dice per caso alla torcia, ' Spegniti, perche' interferisci con me'. Il giorno arriva, la torcia ormai spenta rimane fumante ma non brilla piu'. La divinita' di cui sto' parlando non certamente sei tu che hai paura del dubbio. Questa divinita' e' come il giorno, come il sole, e brilla senza voler spegnere le altri luci nel firmamento. Il Dio che Io cerco con tutta la mia anima e' un Dio che m idira', 'Pellegrino, dammi la tua fiaccola, poiche' non ti serve piu', Io sono 'Artefice di tutta la luce. Ricercatore della verita', deponi sopra il mio altare il piccolo dono dei tuoi dubbi, poiche' in me esiste la soluzione a tutti i tuoi dubbi.'
Se tu sei questo Dio, rispondi alle mie domande. Nessuno uccide il proprio figlio, ed i miei dubbi sono un ramoscello dello spirito eterno il cui nome e' verita'". Intorno a quel desolato posto, le fiamme del cielo penetrarono quelle fitte nuvole, e dal centro della tempesta nuovamente si senti' la rombante voce di Zeus, "Dove ti hanno portato i tuoi dubbi, arrogante filosofo, che rinunci l'umilta', i lvestito piu' bello delle virtu' terrestri? Tu hai abbandonato il tetto amico della semplicita' credula per avviarti dentro un deserto pieno di dubbi. Tu hai gia' visto questo spazio morto da dove gli dei viventi son gia' fuggiti via. Lo attraverserai tu, piccolo verme insignificante, che sguazzi nella sabbia profana? Farai rivivere il mondo? Riuscirai a concepire la divinita' sconosciuta a cui non ti pieghi a pregare? Miserabile filosofo, sporco dalla polvere degli altari ormai rovianti e crollati, sei forse tu quell'Architetto che costruira' il nuovo tempio? Su cosa basi le tue speranze, tu che non credi ai vecchi dei e non hai nuovi dei per fargli prendere il loro posto? L'eterna notte del dubbio non risolto, questo desolato deserto, deprivato dello spirito vivente.....questo e' il tuo mondo, vermiciattolo insignificante e blasfemo filosofo?". Non si senti' altro eccetto il rumore assordante della tempesta ormai vicina. Di colpo i tuoni cessarono, il vento si fermo' dal soffiare, ed i torrenti della pioggia cadevano sotto quelle tenebre, come incessanti torrenti di lacrime che quasi volevano divorare la terra e colmarla con un diluvio di terrore. In quel momento sembro' a Ctesippus che il suo maestro, Socrate, fosse rimasto sconfitto e che la sua voce senza paura, fosse silenziata per sempre. Ma dopo alcuni momenti la stessa voce si fece sentire dallo stesso posto.
"Le tue parole, figlio di Cronos, hanno colpito il segno molto meglio delle tue saette. I pensieri che hai creato dentro la mia anima non mi danno tregua, ed a volte mi sembra come se il mio cuore si voglia spezzare sotto il peso di questo insopportabile dolore. Si', ho abbandonato il tetto amico della semplicita' credula. Si', ho visto questo terribile deserto da dove gli dei viventi scapparon ovia nella notte del dubbio eterno. Ho camminato senza paura, perche' il mio 'demone' mi illumino' la via, il divino inizio di tutta la vita. Cerchiamo di risolvere anche questo problema. Non son oforse bruciate sul tuo altare le offerte fatte a Colui che creo' la vita? Tu rubi tutto cio' che appartiene ad un'altro! Non tu, ma l'altro e' riverito in credula semplicita'! Tu hai ragione, Io non sono un'architetto. Io non sono il costruttore del nuovo tempio. non e' dato a me il potere di fare alzare alta nei cieli la gloriosa struttura della nuova fede. Pero' la mia coscienza mi dice, figlio di Cronos, che anche il lavoro di un miserabile filosofo e' necessario per il futuro tempio. Quando il giusto tempo arrivera' per questo prode e fiero edificio ad innalzarsi nel posto purificato, e per la vivente divinita' del nuovo credo ad ereggere il suo trono sopra il tempio, allora, Io, il modesto filosofo, andro' da Lui e gli diro' 'Qui son Io, che ho camminato senza fatica nella sabbia del dubbio. Molte volte fui circondato da nero fumo e fitta nebbia, e non ebbi il tempo di alzare i miei occhi da terra. La mia mente ha una vaga concezione di questo futuro edificio. Mi riggetterai, tu che sei Saggio, Giusto, Vero e Grande?".
Silenzio regno' nuovamente in quello spazio oscuro e tenebroso. Socrate dopo alcuni minuti alzo' la sua voce, e continuo', " Il raggio solare cade sopra uno sporco specchio d'acqua, il suo calore lo evapora, lasciando del fango per terra mentre il suo vapore si alza verso i lsole, dove si squaglia e si dissolve nell'etere. Con il tuo raggio hai toccato la mia anima impolverita e stanca ed il suo vapore e' ritornato a te, sconosciuto Dio, il cui nome e' ancora un mistero! Ti ho cercato, perche' Tu sei la Verita', cerco di arrivare a Te, perche' Tu sei Giustizia; ti ho amato, perche' Tu sei Amore; son morto per te, perche' Tu sei Colui che ha creato la Vita. Mi riggetterai, o sconosciuto Dio? I miei dubbi, la mia passionata ricerca della verita', la mia difficile vita, la mia morte volontaria......accettali come offerte, come preghiere! Assorbiscili come l'immensurabile etere assorbe i vapori dell'alba! Accetta le mie offerte o Dio che ancora non conosco, non lasciare i fantasmi delle tenebre che Io ho attraversato possano bloccare la mia via verso il tuo altare e verso la luce eterna! Dileguatevi, ombre che oscurate la luce dell'alba! Io vi dico, dei del mio popolo, che voi siete ingiusti, e dove non esiste la giustizia cola' non puo' esistere la verita' ma solo ombre e fantasmi, mitiche creature di un sogno. A questa conclusione son arrivato Io, Socrate, che ho cercato di capire tutto cio'. Scomparite nebbie grigie, Io mi avvio verso Colui che ho cercato per tutta la mia vita!". Nuovamente il tuono si fece sentire, pero' con meno forza come se la mano che lo lancio' fosse debole e stanca e dolorante. Le voci della tempesta sulle montagne, i suoi suoni si persero nelle valli sottostanti. Al loro posto risuonarono nuove voci con toni melodiosi.
Quando Ctesippus guasrdo' in alto impaurito, uno spettacolo si presento' ai suoi occhi che prima mai occhi mortali potettero vedere. La notte scomparve, le nuvole furono spazzate via e figure di dei sconosciuti svolazzavano nell'aria azzurrina come ornamenti dorati su una tunica festiva. Forme eroiche si fecero vedere brevemente sulle cime delle colline, ed Elpiades, la cui piccola figura si poteva ben vedere seduta sul picco di una roccia, allungo' le sue mani tremanti verso di loro, come s e chiedeva a questi dei che stavano svanendo nel nulla la soluzione del suo fato. La cima di una montagna si fece vedere sopra quelle nebbie misteriose, brillando come una fiaccola sopra quelle oscure valli. Il figlio di cronos, non aveva piu' il suo trono sulla montagna e gli altri dei erano gia' scomparsi dall'Olimpo.
Socrate rimase solo sotto la luce del sole, alto nel cielo. Ctesippus era conscio dei battiti di una nuova e misteriosa vita che palpitava in mezzo alla natura, muovendo persino le piu' piccole foglie d'erba. Un respiro sembrava sentirsi nell'aria pura, una voce cantava in meravigliosa armonia! In quell'illuminato picco, un'uomo rimase fermo, allungando le mani in muta gioia, come mosse da un grande impulso.
Un momento e tutto scomparve, mentre la luce di un'ordinario giorno brillo' sulla stanca anima di Ctesippus. Era come come la luce di un tramonto dopo la rivelazione della natura che aveva soffiato su di lui l'alito di una nuova vita sconosciuta.
In pieno silenzio, gli alunni del filosofo ascoltarono questa meravigliosa recita di Ctesippus. Infine, Platone ruppe il silenzio e disse, "Investighiamo questo problema ed il suo significato!". "Investighiamo", risposero gli altri discepoli ed ora suoi alunni.

FINE

Antonino Angileri