Racconti di vita vissuta
Copyright 1995-USA Antonino Angileri
VIETNAM
(Una sporca guerra)
di
Antonino Angileri
(Ultima Parte)


Era notte. I lamenti dei soldati feriti echeggiavano nell'aria. Nino non riusciva a dormire. Afferro' una penna e tento' scrivere qualcosa. Una sacra ispirazione si impossesso' del suo animo. Il sole divenne lucentissimo dentro la sua mente ed i suoi raggi illuminarono il mondo intero, facendo cadere sul pianeta fiori e canzoni melodiose. Nino continuo' a scrivere per tutta la notte, senza stancarsi, volando libero e leggero sulle ali di quella potente e sacra ispirazione. Non riusciva a capire la ragione di quella crudele guerra. Temeva d'impazzire come altre centinaia di soldati e quell'idea lo terrorizzava. Pensava che la perdita della ragione era una cosa onorabile, come la morte di una sentinella al suo posto di vedetta. Il suo cuore era diventato amaro ed avaro, sembrava insensibile, morto. C'erano momenti in cui Nino non riusciva a sopportare la tortura di quelle catene che gli stringevano il cervello. Avrebbe voluto urlare a tutti gli altri soldati di porre fine a quella sporca guerra. Sapeva pero' che nessuno l'avrebbe ascoltato. Forse era meglio farla finita sparandosi un colpo alla testa, spirando davanti a tutto il plotone. Uccidersi? Migliaia di soldati venivano massacrati ogni giorno e nulla dopo la morte di ognuno di loro era cambiato. Nino si sentiva impotente. Era spesso in preda di una tremenda ira, l'ira della guerra, che lui odiava. Come il dottore, anche lui voleva bruciare le case del nemico con tutti i loro averi, mogli e bambini. Voleva avvelenare i loro fiumi, voleva

 disseppellire tutti i nemici caduti sul campo di battaglia e gettare i loro corpi sulle loro case. Farli dormire con quei corpi come se dormissero insieme alle loro mogli o con le loro amanti. Se fosse stato Satana avrebbe trapiantato tutti gli orrori dell'inferno su questo lembo di terra maledetta. Sarebbe diventato il maestro dei loro sogni e quando la sera avrebbero messo a dormire i loro bambini avrebbe fatto apparire ai loro occhi una nera visione dell'inferno terrorizzandoli mortalmente. Nino era ormai stremato. Aveva sempre incubi, dormiva male, avvertiva continuamente una leggera ma continua emicrania. Una notte calda ed umida, mentre era seduto sotto un albero mirando le poche stelle in cielo, si mise a conversare con se stesso, "Che vita e' la mia? Ho voluto emigrare in America. Dopo tanti stenti sono riuscito a sbarcare nell'agognata terra. Ora mia moglie e' incinta nel New Jersey, mentre Io sono in questa giungla piu' morto che vivo. Sto' impazzendo. Non so se riusciro' a vedere la creautra che mia moglie mettera' al mondo. Mea culpa, mea massima culpa!". Quando gli era arrivata la cartolina di arruolamento, Nino era negli Stati Uniti soltanto da tre mesi. Se si fosse rifiutato di partire per il Vietnam sarebbe stato rimpatriato in Italia. Non aveva scelta. Guardo' le stelle e penso', " Non mi hanno dato nemmeno il tempo di ambientarmi, di capire la loro cultura e le loro idee. Mi hanno usato come se fossi semplicemente un numero. Ora sono qui in Vietnam, addestrato ad uccidere in mille modi ed a sopravvivere anche mangiando serpenti......sempre se non mi becco una fucilata lasciandoci la pellaccia. sono qui a difendere un ideale che non conosco, ad uccidere persone che non ho visto prima. Per cosa? Per quale ideale? Noi poveri soldati siamo qui a scannarci come maiali mentre il Presidente ed i senatori se la spassano a Washington. Il presidente Nixon ed il suo segretario Kissinger sono due persone altamente preparate. Ho una grande stima di loro e spero termineranno questa assurda guerra al piu' presto. Capitalismo contro comunismo. Io mi sento uno straniero in questa guerra".
Si distese per dormire stringendo a se come si fa' con una manate il suo mitragliatore. Sogno un incubo terribile ed assurdo. Gli sembro' come se la calotta del suo cranio fosse stata rimossa ed il cervello fosse ora scoperto, assorbendo tutti gli orrori di quei mesi sanguinosi e senza senso. Dormiva con le gambe curvate sotto lo stomaco, occupando solo un metro di spazio mentre i suoi pensieri abbracciavano l'intero mondo. Vide con gli occhi dell'intera umanita' ed ascolto' con le loro orecchie. Moriva insieme a tutti quelli che venivano massacrati, mentre piangeva si lamentava insieme ai feriti, e quando il sangue schizzava caldo e libero da quei corpi martoriati anche lui sentiva il dolore ed il bruciore delle loro ferite. Non c'era fine alle sofferenze del suo cervello. Nino vide alcuni bambini, innocenti bambini. Li vide giocare per strada come tanti soldatini. Uno di loro gridava come se fosse stato ferito. Qualcosa offusco' il cervello di Nino con orrore e disgusto. Gli sembro' di essere a casa. Arrivo' la notte e Nino vide all'orizzonte delle esplosioni. Quei bambini, che durante il giorno giocavano come soldatini, ora si tramutavano in fanciulli assassini. Qualcosa stava bruciando con fiamme rossastre ed in mezzo a quelle fiamme ed a quel fumo danzavano come giovani caproni, respirando con difficolta', come se avessero l'asma. Le loro bocche sembravano come quelle delle rane, aperte al massimo in convulsioni; aldila' della trasparenza della pelle sui loro corpi ignudi, il rosso sangue sgorgava come un ruscello, mentre si stavano sgozzando come lunatici. Nino guardo' fuori dalla finestra di casa quella scena demoniaca. Un bambino all'improvviso si avvicino' a lui e gli chiese di farlo entrare.
In quel momento un elicottero sorvolo' la zona ed il rumore sveglio' Nino. Fece un breve conto e si accorse che erano gia' otto giorni che si trovava a combattere in quella umida giungla.

RITORNO A CASA

Nino non trovava pace. La guerra lo aveva profondamente segnato. Durante il giorno cercava sempre di stare vicino agli altri soldati. Sapeva che se fosse stato solo avrebbe pensato a sua moglie. Sapeva che avrebbe rischiato d'impazzire. Preferiva quindi parlare con i suoi compagni e non pensare. Tra i nuovi rinforzi giunti nell'accampamento c'era un sergente che Nino aveva conosciuto precedentemente. Se fosse morto e sepolto, penso' guardandolo, avrebbe avuto un aspetto migliore di quello in cui si presentava. I suoi capelli erano grigi e la sua faccia quasi bianca, funerea. Era sempre silenzioso come se cercasse di sforzarsi di ascoltare qualcosa. Un soldato che era stato con lui, spiego' cio' che gli era successo. Disse che un giorno, mentre erano in prima linea, dopo aver esaurito le loro munizioni, era stato loro ordinato di caricare il nemico con le baionette. I soldati si erano lanciati con le loro baionette contro il nemico. Erano corsi sulla collina caricando con le baionette il nemico che cercava di difendersi. Dopo quell'esperienza, il sergente era cambiato diventando taciturno. Quando nel campo piombava il silenzio, lui prendeva la sua testa tra le mani e la batteva contro qualche albero, per poi cadere a terra contorcendosi. Nino saluto' il sergente. Passandogli accanto s'accorse che un foglio di carta gli era caduto di tasca al sergente. Si piego' e lo raccolse. Quando si rialzo' e cerco' il sergente l'uomo era gia' scomparso in mezzo a tanti soldati e convogli. Nino apri' il biglietto e inizio' a leggerlo, "Solo ora riesco a capire la grande gioia della guerra; il vecchio,primitivo ed atavico piacere nell'uccidere un altro uomo, perche' e' intelligente e piu' interessante di qualunque altra bestia feroce. Togliere la vita ad un uomo e' cosi' esilarante e rilassante come giocare a tennis con i pianeti e le stelle. Povero amico mio, e' triste che non sei qui con noi, costretto a passare il tuo tempo in mezzo all'esistenza giornaliera nel nostro patrio suol! In questa atmosfera di morte, tu avresti certamente trovato tutto cio' che il tuo nobile cuore ha sempre invano cercato. Una festa sanguinosa. Noi siamo immersi nel sangue fino alle ginocchia e questo vino rosso, come lo chiamano i miei compagni, fa girare le nostre teste con ebbrezza. Bere il sangue del nemico non e' poi cosi' stupido e terribile per come siamo usati a pensare. I nostri nemici sapevano a cosa andavano incontro.....ora i corvi schiamazzano. Da dove sono arrivati? Il cielo e' nero con la loro moltitudine. Vengono vicino a noi senza timore alcuno e ci guardano e ci seguono dovunque; e noi siamo sempre sotto il loro sguardo. Uno di loro e' venuto a guardarmi da vicino, voleva beccarmi come se fossi gia' morto. Ieri abbiamo ucciso alcuni nemici a pugnalate mentre dormivano. Ci siamo avvicinati in silenzio, senza quasi toccare il terreno per non far rumore con i nostri stivali come se andavamo a caccia di anatre selvatiche. Ci muovevamo come ombre e la notte ci nascondeva rendendoci invisibili. Io ho ucciso la sentinella con le mie mani. Gli ho dato un colpo in testa con il manico del pugnale e poi l'ho strangolato per impedirgli di gridare ed avvertire gli altri. Capisci? Un piccolo movimento e saremmo subito stati scoperti. Pero' la sentinella non e' riuscita a gridare grazie a me ed alla ia affilata lama. Non ha avuto il tempo. Credo che non si sia neanche resa conto che stava per essere uccisa.
Dormivano tutti pacificamente, come se fossero nei letti delle loro case. E' trascorsa quasi un'ora prima che si svegliassero. Li abbiamo sgozzati in silenzio come maiali. Alcuni impauriti urlarono chiedendo pieta'. Uno di loro mi ha morso il dito della mano sinistra mentre gli trattenevo la testa. Per ringraziarlo del suo gesto gli ho troncato la sua testaccia.......".
La scrittura divenne progressivamente sempre meno chiara sin oa scomparire rendendo impossibile il resto della scrittura. Nino capi' che tutto era una menzogna e non c'era nessuna guerra. Non c'erano morti, non c'erano pensieri orribili e senza speranza, e cosi' pensando si addormento' esausto. Vide il suo giovane fratello Bartolomeo che ora doveva essere a Torino ad insegnare arte nelle scuole medie nella lontana Italia. Fu felice. Poi pero' un soldato lo sveglio' bruscamente. Nino apri' gli occhi. Alcuni soldati si abbracciavano e saltavano felici. Gridavano ed urlavano con gioia. Nino non capi'. Pensava che fossero completamente impazziti. Afferro' un camerata che gli stava vicino e gli chiese la ragione di quel nuovo tumulto. Il soldato tutto eccitato rispose, "Non sai ancora che la guerra e' finita?".
Nino non credeva alle sue orecchie. Era emozionato e felice. Le sue gambe erano talmente deboli che dovette accasciarsi al suolo mentre il suo volto sporco di polvere e fumo fu bagnato dalle lacrime, questa volta lacrime di contentezza. Penso' di essere fortunato. Era sopravvissuto a quella terribile carneficina. Non era impazzito, era incolume. Fra poco sarebbe ritornato a casa, nella sua nuova patria. Penso' a sua moglie ed al bambino che avrebbe messo al mondo. Aveva tante storie da raccontare a questo ancora immaginario bambino.
Satana venne nuovamente incatenato e la pace ritorno' brevemente sul mondo arrossato da tutto quel sangue sparso per nulla e Satana cercava di rompere le catene che lo tenevano prigioniero per far scoppiare un altro conflitto in qualche altra parte del globo arrossando la terra nuovamente con il sangue di tante vittime innocenti!

FINE

Antonino Angileri
Copyright 1995-USA