Finalmente liberi

 
 

 

Ricordo fin dalla mia infanzia. La mia vita si svolgeva  racchiusa tra quelle  quattro mura, che mi lasciavano fuori dal  mondo.

Corridoi lunghi, grate alla finestra, lucchetto alla porta.

Dovevamo chiedere il permesso per uscire fuori ,ma spesso lo negavano.

Avevo una piccola stanzetta che dividevo con altre disperate come me, ero in un ospedale psichiatrico, avevo trent’anni, avevo incominciato sin d

a bambina ad avere disturbi mentali.

Così i miei genitori mi misero in quella struttura, e da quel giorno non li ho più visti.

Si vergognavano di me. Ma che colpa ne avevo io, se il destino era stato crudele con me?

Qui il tempo non scorreva mai ,un minuto era lungo un'ora. Il solo momento di emozione che provavo,era quando mi somministravano le medicine ,

così finalmente potevo dormire.

Il giorno che subii  un elettroshock, ero emozionata, finalmente facevo una cosa nuova.

Mi adagiarono su di un letto, e mi misero due elettrodi alle tempie,e mandarono delle scosse al cervello.

Quello che provai è indescrivibile.

Rimasi immobile a letto per diversi giorni, non avevo la forza neanche di aprire gli occhi , mentre il mondo fuori viveva io ero buttata su quel letto ,

priva di ogni dignità.

Al mio risveglio vidi Margherita ,la mia compagna di stanza che dipingeva un quadro,aveva un colore scuro, mentre dipingeva un prato con tanti fiori, 

ma senza colore, erano neutri.

Fece un cielo marrone e un sole nero,come la nostra vita.

Passarono i giorni, tutti uguali, fin quando  arrivò la notizia che tutti i manicomi sarebbero  stati chiusi.

Io già sognavo la liberta, e così fu . Ci liberarono e ci inserirono nelle case famiglia  dove degli operatori sanitari ci seguivano.

Prima di lasciare la struttura volevo salutare  la mia stanza,entrai, mi misi seduta sul mio letto e dissi: ciao care vecchie mura ,grazie per avermi fatto

compagnia in tutti questi anni ,eravate le sole cose che avevo .

Feci un respiro e uscii.

Ricordai il quadro di margherita, dove era tutto buio, mentre invece la vita fuori è colorata ,e io non lo sapevo.

E oggi mi domando: ma perché ero la?

 

Mirella