La depressione.    

 

Avevo una carissima amica  di nome Anna; ci siamo conosciute quando le nostre case erano in costruzione. Le nostre future case erano quasi adiacenti.

Terminate le opere, ci siamo trasferite, quasi contemporaneamente. Stavamo molto tempo insieme.

Io sono una appassionata di musica e lei seguiva le mie orme, ascoltava le mie stesse canzoni  

 Tutte italiane. Un giorno abbiamo deciso di fare una festa a casa mia, ho invitato più di 100 persone. Facemmo una bellissima cena. Avevo disposti dei tavoli in cucina, sopra i quali c’ era la cena per gli ospiti. Non mancava nulla, c’ era ogni ben di Dio per tutti. In un angolo della cucina c è un grande camino dove era pronta la brace per cuocere bistecche e salsicce.

Nel salone c’èra la musica, ballammo fino a tardi, un bellissimo evento che ricordo con piacere.

Dopo qualche mese la mia amica cadde in depressione, per la perdita l’uno dopo l’altro dei suoi genitori. Fu un periodo molto difficile per lei,cadde in depressione, tanto che fu ricoverata in un centro specializzato. Per un po’ stette meglio, ma poi cadde di nuovo.

Io mi recavo a casa sua, ma i miei tentativi di tirarla su di morale erano inutili, le mie parole non servirono a nulla. Così decisi di assumere verso di lei un atteggiamento più sentito.

Tutti i giorni andavo a prenderla e andavamo in macchina, ascoltavamo le nostre canzoni, andavamo in un bar che si trovava non distante da casa nostra, sembrava di entrare in un paese, nel centro c’era questo bar isolato, lo conosceva solo chi lo sapeva, sulla sinistra c’era un castello stile medio evo antichissimo ,ben curato con tanti fiori e alberi di tutti i tipi, e sulla destra c’era un bosco.

Era lì che noi camminavamo. Io come il mio solito scherzavo e la facevo ridere ,mentre passeggiavamo vedendo il suo viso triste le dissi: guardami negli occhi, lo sai, tu sei la mia migliore amica ,cerca di essere forte aggrappati a qualcosa di forte per superare questo momento ,non mi deludere io credo in te, lei mi guardò e con le lacrime che le colavano lungo le gote  mi disse: te lo prometto.

Tutti i giorni andavamo in quel bar, a lei piaceva molto andare li per me fu una gran fatica starle dietro perche ripeteva sempre le stesse cose ,tornavo a casa che ero stremata, il suo continuo lamentarsi lo sentivo sempre dentro di me, e nella mia mente.

Passarono due mesi, uscivamo sempre, ma la sua depressione era più forte della mia volontà

di averla vinta. Mi stavo annientando, e senza cattiveria da parte sua mi stava portando verso la  sua stessa malattia, quando mi sono resa conto che non ce la potevo fare, mi sono arresa.

Parlai con le assistenti sociali e misi tutto nelle loro mani, ma lei non segui il loro percorso,  lasciandosi andare fino alla fine. Oggi mi sento in colpa per non esserle stata vicino più di quanto avevo fatto.

Mi porterò sempre dietro il ricordo di un’amica sfortunata, e che forse se l’avessi aiutata di più oggi lei avrebbe

potuto essere ancora qui ad ascoltare le nostre canzoni.

Mirella.