Storie di chat.

Un giorno per caso, mentre ero intenta alle faccende domestiche, notai che il computer di mio figlio Ivan, era rimasto acceso, c’era la lucina che lampeggiava come se fosse un richiamo. Premetto che la mia conoscenza informatica equivale a zero. Purtroppo, non riuscii a frenare la mia curiosità che mi spinse a sedermi per esplorare quel mondo a me sconosciuto. Sarebbe inutile dire che gli ostacoli da superare furono molteplici, digitando password e creando account. Attraverso e-mail mi attivarono l’accesso ad un sito web davvero interessante. Stavo scoprendo un nuovo mondo, una nuova frontiera nuovi orizzonti che suscitavano interesse ed insinuavano dubbi e perplessità.

Non riuscivo a vedermi in quelle nuove vesti, avevo vissuto una vita all’insegna della semplicità. Sposata da venti anni, casalinga, amante della cucina ed ottima mamma. Avevo realizzato tutti i miei sogni, anzi pensavo di averli realizzati. Non facevo pìù caso alla routine della vita che spesso ci vede come interpreti di un ruolo che non riconosciamo. La mia vita dedicata al dovere assoluto di mamma, moglie e casalinga, aveva un po’ spento la mia creatività latente, il desiderio di esprimere sensazioni, pensieri, momenti di vita, stati d’animo. Una donna dedicata agli altri, ma anche una donna che aveva dimenticato se stessa, con un marito sicuramente affettuoso, premuroso, gentile, ma oramai lontano dall’uomo che suscita desiderio, passione. La vita può spegnere la passione trasformando, magicamente un marito in un fratello. L’amore che diventa affetto oscurando quella parte della libido che abbraccia la trasgressione, diventando emozione, brivido lungo la schiena, o quel vuoto nello stomaco che non sai spiegare. Insomma credo di avere dimenticato una parte di me, lasciandola indietro, altrove in un epoca diversa da quella che mi vede dietro questo computer alla ricerca della novità. Guardo il monitor e realizzo che questo sito web tratta di argomenti vari, forum, possibilità di inserire i propri dati per incontrare virtualmente persone con cui potere discutere del quotidiano. Noto che vi è anche la possibilità di entrare in una chat per comunicare in tempo reale. Avevo sempre sentito parlare i miei figli di chat, argomento d’attualità discusso anche a scuola, ove il problema viene affrontato con molta cautela, spesso demonizzato per gli aspetti di un uso poco educativo. Sconoscevo l’argomento, ma oramai potevo rendermi conto di quella realtà con pochi click di mouse. Decido di entrare nella stanza virtuale dedicata ai quarantenni, avendone compiuti 42 qualche giorno addietro. La mia nuova identità, mi vedeva con il nickname “paloma”. Mi era venuta in mente quella famosa canzone di Franco Battiato dal titolo Cuccuruccucù, non avendo alcuna idea, pareva che in quel momento la mia mente avesse dimenticato tutti i possibili nomi da potere utilizzare come nick per quella chat. Ero veramente emozionata, sentivo che il mio cuore aveva accelerato il suo battito, stavo finalmente provando una nuova emozione che mi faceva sentire diversa dopo tanti anni. Finalmente decisi di entrare in scena. Apparse il mio nick “paloma” e fui subito attaccata da numerose persone che esordivano dicendomi frasi del tipo: ciao sono marco, facciamo amicizia? Oppure, in modo più confidenziale: Buongiorno, bella…ci sei? Pensai di trovarmi dietro una trincea, dovevo difendermi dagli attacchi maschili, uomini che osavano, proponendomi incontri, altri che mi chiedevano le mie misure. Mi pareva davvero strana quella forma di comunicazione, anomala, che consentiva tutto, senza barriere o inibizioni. Era un mondo virtuale che consentiva incontri reali. Mi sentivo euforica mentre rispondevo ai numerosi inviti, pensavo di potere conoscere molte persone pur celando la mia vera identità e conservando l’integrità familiare. Poi, notai un nick semplice, che timidamente, esordì dicendomi semplicemente: Disturbo? Il nick era “uomo61”. Cominciai a conversare con lui, dopo avere fatto le solite battute di rito, ci addentrammo in un discorso più serio, dedussi che stavo discutendo con una persona sensibile, profonda, interessante sul piano umano. Ci rivelammo i nostri veri nomi, raccontammo delle nostre vite e dopo una lunga conversazione che toccò vari argomenti legati alla vita quotidiana, decidemmo di scambiarci un recapito telefonico, onde evitare di perderci per sempre. Strano a dirsi, ma sentivo che qualcosa stava cambiando. Dopo quell’incontro, anche se virtuale, sentivo la vita in modo diverso, cominciavo a vedere le cose da una prospettiva migliore, avevo risvegliato quella parte di me, abbandonata da tempo. Pensai alla chat, come ad una terapia esistenziale, ponendomi dei limiti che non potevano sconfinare dalla chat stessa. Purtroppo, questi limiti, con il passare del tempo, crollarono ed io non opposi resistenza a quella parte di me, che mi esortava ad approfondire anche di persona la conoscenza del mio interlocutore. Uomo61, diventò il mio segreto, e pur avendo il suo numero di telefono, non ebbi mai l’ardire di chiamarlo. Non so se per pudore o per timidezza. I nostri incontri, avvenivano esclusivamente in chat, progettavamo di vederci, ma non chiarivamo mai i dettagli dell’incontro. Era come se aleggiasse un timore impalpabile, quasi come se temessimo di incontrarci per poi capire di non piacerci. Avevamo detto veramente tutto, eravamo scesi anche in particolari intimi, suscitando comuni desideri. Forse avevamo lasciato troppo spazio al mondo virtuale, trascurando quello reale e generando paure anche immotivate. Eravamo giunti ad un bivio decisionale da superare. Incontrarsi o non incontrarsi? Dopo qualche notte insonne, giunsi alla decisione finale, dovevo incontrare Uomo61, dargli un volto. Di comune accordo, decidemmo di vederci in un bar di periferia che ha una sala molto riservata ed un ambiente discreto. Precisammo un giorno, un orario concordando l’incontro direttamente nel bar, nella saletta riservata. Secondo gli accordi, Uomo61, mi avrebbe atteso al tavolo numero 15 della sala riservata in quell’esercizio pubblico denominato “Bar Ulisse”. Arrivai all’ingresso del Bar con il cuore che aveva un battito irregolare, sudavo freddo, ed avevo la tentazione di ritornare a casa e lasciarmi tutto alle spalle. Ma poi, mentre la mia mente esitava, il mio corpo entrava nel bar e si dirigeva nella sala riservata alla ricerca del tavolo 15. La luce era soffusa, un cameriere mi venne incontro e visto il mio imbarazzo, dopo avermi sorriso mi chiese se volevo sedermi ad un tavolo. Con molto coraggio, gli chiesi di indicarmi il tavolo 15, perché ero attesa da una persona. Il cameriere mi indico la strada da fare, ed io realizzai che ero a pochi metri da Uomo61. Una sensazione indescrivibile di timore ed eccitazione. Seguii le indicazioni del gentile cameriere e vidi finalmente il tavolo 15. La poca luce mi fece vedere appena la sagoma di un uomo seduto che aspettava. Poi lo vidi alzarsi e dirigersi verso di me, avevo il cuore che mi scoppiava dall'emozione ,ci salutammo come vecchi amici. Ci sedemmo a quel tavolo e cominciammo a parlare mentre lui parlava io osservavo quella persona che per tante ore in chat avevamo diviso momenti insieme, solo la voce per me era  familiare, ma non lui...mentre parlavamo lui mi  disse: posso stringerti la mano? Ci fu un intreccio di mani con una emozione indescrivibile sentivo che questa persona poteva diventare importante nella mia vita....mille pensieri nella mia mente si scontrarono, dettati da questo momento magico. Abbiamo trascorso due ore bellissime  dopo l' imbarazzo dei primi minuti .sembrava che ci conoscessimo da sempre..... stavo bene con lui, mi dava sicurezza...giunti al momento di salutarci lui mi disse, ti devo dire una cosa che non ti ho detto neanche in chat. Sono venuto a conoscerti perche non avremo più modo di vederci ,mi trasferisco in America per il mio lavoro ,ti ringrazio di tutti quei momenti belli ..... io rimasi delusa ma lo salutai come se niente fosse accaduto ...portandomi dietro una delusione di chat.

Mirella