Una dama mancata

 

Era da poco entrato il carnevale ,quando decidemmo di partecipare ad una festa che si svolgeva in una località nei pressi di Roma .

Avremmo  poi pernottato fuori in qualche albergo.

La festa era impostata sullo stile ottocentesco .

Tutti dovevano partecipare indossando costumi  dell’epoca .

Mi misi subito alla ricerca dell’abito, mi recai in una strada nel centro di Roma dove affittavano dei vestiti bellissimi.

C’era solo  l’imbarazzo della scelta.

Ne provai alcun,i ma uno in particolare mi colpì .

Era color rosa antico, decisi di provarlo .

Mi portarono una sottogonna larga, in fondo c’era un pezzo rigido ricoperto del tessuto della sottogonna, si chiamava cerchio, serviva ad allargare il vestito.

Poi mi portarono  un  corpetto, era formato con un’ infinità di asole,

che allacciandolo dietro  serviva a dare  un’armonia alla vita e mettere in evidenza il decolté .

Già mi sentivo una dama senza aver indossato il vestito .

Quando lo provai ero bellissima, nei panni di una dama dell’ ottocento .

Mi portarono delle scarpe, ma avendo terminato  il mio numero, mi fecero indossare una misura in più .

Vabbè, dissi io: che sarà mai.

Cosi decisi di prendere il tutto.

Non vedevo l’ora di andare a quella festa, per indossarlo .

Arrivò il giorno fatidico,  mi sentivo euforica tutti i preparativi erano quasi finiti, trucco e capelli nello stile adeguato al periodo che dovevo rappresentare. Con  me c’era una mia amica, anche lei vestita come da tema, ma in modo molto più semplice .

Cominciammo a vestirci, lei in due minuti era pronta mentre io ero appena all’inizio.

Cominciai a indossare le scarpe nere, lucide, con una fibbia da un lato come andavano in quell’ epoca .

Provai a fare due passi e già sentivo i piedi che vi ballavano dentro ,

vabbè dissi,  pazienza.  

Misi il cerchio alla gonna,e lo volli stringere bene, non volevo che nel ballare mi cadesse ,lo strinsi talmente forte che il laccio si spezzò.

Presa dal panico non avendo più il tempo di ricucirlo risolsi con due spille da balia,nella speranza che non si aprissero .

Indossai  il corpetto e la mia amica cercava di stringerlo bene, non  finiva mai di agganciarlo .

Mi sentivo tutta fasciata ,ma felice di indossare  quel‘ abito che da tanto sognavo.

Essere una dama per una notte mi eccitava.

Il vestito era bellissimo.

Avevo una vita stretta e un decolté evidenziato.

La gonna aveva un’ ampiezza tale che facevo fatica a camminare .

Uscimmo  in fretta vista l’ora tarda.

All’uscio di casa non riuscivo ad uscire dalla porta, l’ampiezza del vestito non me lo permetteva.

Feci diversi tentativi, ma niente, non passavo .

Dissi alla mia amica: ao, io me lo levo sto vestito.

Ma dai  smettila  e mettiti di traverso , prova a uscire così, provai ma rimasi incastrata ,non andavo ne avanti ne indietro ,lei mi disse rimani cosi, cerco di aprire l’altra anta della porta.

Finalmente uscii e decisi di scendere le scale , fu un dramma tra il vestito e le scarpe, che ad ogni scalino sentivo il tallone uscire fuori, visto il numero più grande, ma anche se con fatica riuscii ad arrivare fino alla mia macchina .

La mia amica disse: che faccio guido io?

Bè  dissi io, famme  capì, come potrei farlo io.

Il dramma cominciò nel salire in macchina ,non trovavo il verso per riuscire a mettermi seduta, la mia amica mi spostò tutto il sedile all’indietro per farmi più spazio davanti.

Dopo vari tentativi riuscii  ad entrare, ma  appena seduta il cerchio mi salì fino al viso.

Praticamente non vedevo niente.

Appena dieci minuti dopo essere partite sentivo le gambe che mi tremavano, e non riuscivo più a respirare per il corpetto che mi serrava a morte.

Allora incominciai a  pensare a quello che mi avrebbero detto gli amici vedendomi arrivare in quello stato.

 I sintomi di soffocamento, aumentavano, e cominciai a sudare freddo.

Avevo le mani che mi sudavano e presa dalla suggestione smisi di pensare. Insomma anziché assomigliare ad una dama ,sembravo una mummia imbalsamata.

La mia amica faceva mille domande mentre guidava ,ma io presa da quel momento così terribile non rispondevo per non perdere quel poco di fiato che mi restava.

Con voce flebile dissi alla mia amica: portami a casa.

Ma lei ora cantava, neanche mi ascoltava .

Dissi tra me: è la fine.

Stavo impazzendo, cercavo di muovermi per darmi un po’ di contegno e cercavo di allontanare da me e dalla mia mente , quei tristi pensieri.

All’improvviso mi dissi: basta, coraggio, andiamo a divertirci.

Mi sembrò che le forze mi tornassero e cominciai a cantare insieme alla mia amica muovendomi e ballando da seduta.

Sembrava che quel momento difficile fosse solo un ricordo .

Mi sentivo allegra e mi scatenai ancora di più seguendo la musica che stavamo ascoltando, quando all’improvviso sentii una fitta, un dolore forte proprio all’altezza delle spille da balia,  una delle due si era aperta, provocandomi una ferita.

Dopo tutti i tentativi di ricominciare a ridere, mi arresi, e dissi ,saranno pure belli sti vestiti, ma che fatica portarli .

Tornai a casa e mi misi in liberta, sentendomi veramente una dama ,ma dei tempi di oggi.

Secondo voi ci sono andata alla festa?

Mirella