TRENTA METRI SOTTO IL CIELO

 

Ricominciare da qui.

Dal fondo del mare.

Il  profondo, dove quel che vedi è vero, dove è tutto più lento, più respirato, più sentito.

Da qui. Cinque metri sotto gli squali.

Nascosto al mondo, lontano dall'aria, lontano dagli uomini.

Dove le regole non sono degli uomini ma della natura, dove le parole non esistono, dove tutto è in vista.

Nella vista.

Negli occhi di ognuna di queste creature. Ognuno di loro conosce le leggi del mare, i pericoli, le regole della sopravvivenza.

Non conoscono tradimento, invidia, gelosia, avidità. Vivono quanto devono, mangiano quanto basta. Forse amano, ma non odiano.

Rispettano la vita e accettano la morte.

Da qui. Dove le porte non esistono, dove le stanze nelle stanze non servono, dove non esistono muri a difesa di nulla.

Dove per comunicare bisogna avvicinarsi.

Avvicinarsi e rischiare.

Da qui. Dove il movimento è tutto. L'inizio e la fine.

Il corteggiamento, il gioco, la caccia, la diffidenza, l'aggressività, la fuga, la sopravvivenza.

Dove lo spostamento di ogni molecola d'acqua segue la rotazione della terra ma accoglie e accarezza le movenze di ognuno.

Dove il buio è freddo e sa di paura. Dove la luce è colore e sa di vita.

Ricominciare da qui. Dove il peso del mondo è sostenuto dalle maree, dove la corrente può portar via o restituire a se stessi.

Da qui. Dove l'acqua è lente di ingrandimento delle cose e dell'anima, amplificandola, rendendola liquida, diluendola con il mare.

Dove, come nell'anima, il peso è nel fondo. E se vai verso il fondo, fino in fondo vuoi andare.

A guardare la terra com'è sempre stata, baciarle la guancia senza trucchi, senza ritocchi, spettinata, sotto le lenzuola.

Verso il blu, sempre più denso, dove ogni raggio di sole disegna tende da scostare, binari da percorrere, funi di colore da seguire nel buio.

E dal fondo, ricominciare, guardar su, il tetto del mare, specchio di luce, increspato d'argento fluido che non fa scorgere il cielo.

Solo perchè il cielo è già lì, tutt'intorno.

Ricomincio da qui. Ogni volta.

Nuoto tra meraviglia e domande, tra gioia e paure.

Mi consegno al mare.

Prego.

Mi specchio in me.

Mi faccio invitare al gioco, mi faccio insegnare, mi faccio commuovere, mi faccio accompagnare.

Dai pesci e da tutte le creature di questi luoghi.

Svuoto il cuore da nuvole di umanità e lo riempio di semplice blu.

E mentre lentamente lo lascio per tornare ad essere maledetto e relegato nella mia gabbia di luce ed aria artificiale,

mi chiedo se riuscirò ancora a tornare,

per essere ancora una volta come vorrei,

vero, visibile, libero, io.

Ricominciare da qui.

 

Nik21gr