Tamburo

 
 

 

Ecco la dolente nota, il tamburo.
Dolente, in senso ottimistico perché esprime in musica, suono, ritmo cuore, il cuore di chi legge la musica con quella zona cerebrale indefinita che spesso non sa di avere.
Il tamburo, strumento principe, proveniente dall’africa, centro del mondo, emulazione del battito cardiaco, della vita.
Utilizzato in principio come sistema di comunicazione, diventato poi compagno assoluto dell’uomo che lo ha modificato attraverso gli anni.
Tamburo, anche in senso metaforico, come elemento di ritmo, di movimento, di successione.
Fin da bambino sentivo che la percussione riusciva a trasmettere note musicali che giungevano alle corde dell’anima. Percuotevo a ritmo, qualsiasi superficie che riproducesse un suono. Era l’inquietudine che si traduceva in ritmo.
Oggi, anche mezzo terapeutico per molte occasioni in medicina, assolve a percorsi musicali attraversando tutti i paesi del mondo con i propri suoni.
Strumento tribale, strumento sciamano, strumento di danza, emozioni, simbolo per l’ingresso nella nostra esistenza, per entrare nei meccanismi oscuri e magici e andare a scovare nella fitta rete di emozioni che scandiscono gli anni e rubarne l’essenza.
Il suono del tamburo, non conosce discriminazione, creato con mezzi poveri, spesso improvvisati, bidoni, padelle, scatole, oggetti quotidiani, non conosce confini, lingue, ne parla solo una, compresa da tutti.
Il tamburo come elemento per sentire un tempo scandito dal battito.
Ti sei mai ritrovato a tamburellare qualcosa in un momento particolare della propria vita?
Un gesto istintivo che viene generato dal proprio corpo, un gesto geneticamente ereditato.
Battere la pelle, di un tamburo produrre un suono che ritorna da chi gli ha dato la vita, ritorna quasi come fosse un segno di gratitudine, ritorna nell’attimo preciso in cui avviene il battito, ritorna nel presente, ritorna per celebrare il presente nel modo più semplice possibile.
Spesso, circondato dai miei tamburi, acquistati i molti posti del mondo, percepisco una vibrazione magica palpabile, una vibrazione che diventa terapia, una vibrazione invitante al suono ed alla fusione dello strumento che diviene parte di chi lo suona, senza uno schema definito, seguendo ed improvvisando; generando un proprio ritmo vitale che può condurre molto lontano. Ma dove?
Il tamburo può essere il mezzo di trasporto per arrivare nel posto più difficile da raggiungere. Un posto che non tutti hanno considerato come propria meta.
Un posto davvero lontano, un posto che appartiene a noi.
Mi riferisco ad un posto che risiede dentro di noi, quella zona, spesso sconosciuta che potrebbe regalarci l’armonia di cui abbiamo bisogno.
Un viaggio introspettivo tra mente e cuore per cercare di capire l’universo che è dentro di noi.
Ecco perché tamburo…qualcosa per tradurre questo pseudonimo………

Tamburo…