L’uomo globale

 
 

 

Uno sguardo attento ai fattori sociali attuali, ci rivela strani comportamenti che “l’uomo globale” ha fatto suoi, dimenticando il proprio punto di vista, quello che potrebbe caratterizzarlo

facendolo distinguere dalla massa.

Assenza di individualità, per quanto riguarda le mode, le tendenze, il linguaggio, il modo di porsi nel sociale, la scelta delle vacanze e il modo di renderle alternative.

L’uomo globale sceglie sempre la vacanza intelligente, ma stranamente si ritrova ogni anno in coda ai caselli verso il sud, intrappolato dalle autovetture dei suoi simili che danno segni

di squilibrio a 35 gradi all’ombra sull’asfalto che brucia. L’uomo globale, sa di dover soffrire prima di potersi godere il desiderato riposo, dopo un anno di lavoro. E’ l’ultimo sacrificio che compie,

quasi un gesto masochistico verso se stesso, e sadico verso i propri familiari che subiscono il trauma del viaggio intelligente.    

Individualismo assoluto, invece, per quanto riguarda le singolari capacità di affrontare la vita; dalle piccole cose ai grandi temi politici, sociali, culturali, religiosi. Insomma,

l’uomo globale veste griffato sceglie la vacanza intelligente di massa, acquista l’autovettura più ergonomica, economica, sicura, veloce, spaziosa,

con pagamento rateale Tan e Taeg favorevoli tassi da sogno. L’uomo globale non sa di appartenere ad un esercito di cloni, ma compie esattamente gli stessi gesti,

ha le stesse manie di milioni di occidentali che vanno alla deriva come una nave

dall’equipaggio impazzito per aver subito l’arrembaggio del pirata più temuto nei mari del mondo. Il pirata globalizzato, proveniente da un mondo dove la globalizzazione impone regole s

evere che non danno scelta. Sul piano dell’alimentazione,  cibi uguali per tutti, cibi industriali, generati da macchine e catene di montaggio infernali, a svantaggio della vecchia genuinità e del sapore.

Ricordo il sapore latte del latte appena munto dalla mucca, che mia nonna mi offriva al mattino. Sembra un ricordo preistorico, quasi incredibile. Il cibo globale è insapore, plastico, cancerogeno,

contenuto in scatole rettangolari con etichette precise, codici a barre, colori forti, pubblicità esaltanti. Buste surgelate che contengono pasti pronti in due minuti, bibite gassate da fare

“esplodere eventi gastrici”, frutta d’importazione proveniente dall’oriente, assoluto invasore commerciale che con subdolo sistema della manodopera a basso costo, divora il mercato occidentale.

Un quadro veramente desolante. L’uomo globale usa un linguaggio moderno assume comportamenti esaltanti, impeccabili, egli non sbaglia mai, sceglie sempre il meglio,

ha sempre una verità assoluta da dare, conosce ogni soluzione, incarna la perfezione. L’uomo globale si sveglia al mattino, si guarda allo specchio e decide di entrare in scena

per affrontare una nuova giornata all’insegna della finzione, nel teatro della vita, ingannando se stesso e gli altri, realizza i suoi sogni a discapito degli altri.

Spietato, cinico, egoista, narcisista, egocentrista. E’ vittima di un sistema dalle rigide regole che non può violare, segue ordini sociali precisi e comincia ad

assomigliare ad un robot programmato per creare la nevrosi che lo ucciderà. Dove sono finiti gli artigiani? Dove saranno andati coloro che, a gestione familiare,

riuscivano a produrre cibi gustosi? La cruda risposta della globalizzazione non perdona.

L’Italia era un grande paese perché aveva tante piccole risorse, oggi credono che sia un grande paese, ma non ha risorse.

A volte penso che l’uomo globale stia percorrendo una strada che lo porti lontano da se stesso, lontano dal mondo da cui proveniamo,

si allontana inconsapevole di seguire una direzione che lo porterà lontano, lontano, lontano.

Tamburo…